Bonus pubblicità 2018: come funziona?

Posted by | 31 ottobre 2017 | Comunicazioni | No Comments

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In arrivo delle buone notizie per imprese, micro imprese, startup e Pmi innovative: detrazioni fiscali fino al 90% per gli investimenti in pubblicità.

 

Il Bonus pubblicità 2018 è un’agevolazione fiscale introdotta dalla Manovra Correttiva e prevede la possibilità per lavoratori autonomi, professionisti ed imprese di fruire di un nuovo credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari

 

Di cosa si tratta?

Questo bonus di fatto è uno “sconto” sulle tasse per le campagne pubblicitarie su tv, radio analogiche e online, giornali quotidiani e periodici. Si tratta di detrazioni fiscali fino al 75% per tutti gli investimenti e 90% di detrazione se si tratta di microimprese, startup e Pmi innovative.

Il bonus pubblicità non è rivolto solo agli investimenti pubblicitari del 2018, ma anche quelli effettuati tra il 24 giugno e il 31 dicembre 2017: in questo intervallo di tempo l’ammontare totale detraibile è 20 milioni di euro.

 

Come funziona?

A poter beneficiare di questa iniziativa sono i lavoratori autonomi e titolari di partita Iva, i professionisti (sia iscritti che non iscritti ad albi, ruoli o collegi) e le imprese di qualsiasi natura giuridica (ditte individuali, società, startup e Pmi innovative).

Il requisito fondamentale è che le spese pubblicitarie rientrino nei cosiddetti «investimenti pubblicitari incrementali», cioè tutti gli investimenti in campagne pubblicitarie che siano superiori di almeno l’1% rispetto a quanto investito per lo stesso settore nell’anno precedente.

 

Il parere di Mc Studio

Si tratta sicuramente di un valido incentivo per la comunicazione e il marketing, per tentare di dare uno scossone all’imprenditoria che ha attraversato (e sta ancora attraversando) un periodo difficoltoso.

 

Il bonus però vale solo per le pubblicità sui media tradizionali. Investire un budget piuttosto corposo per un passaggio di 30 secondi in tv in prime time assicura ai dirigenti dell’azienda di vantare uno slot prestigioso ma non permette di avere dati certi sui risultati dell’advertising.

 

Inoltre, la percentuale di consumatori che prima di effettuare un acquisto si informa sull’azienda è notevole: circa l’82% delle persone cerca online conferme sulla reputation aziendale e del prodotto. Non avere un sito responsive (adatto alla navigazione da smartphone) o non comunicare in modo adeguato sui social media equivale a segnare un brutto autogol. Evitarlo è semplice: basta confrontarsi con dei professionisti.

 

Un esempio? Una campagna online e sui social network darebbe la possibilità di raggiungere il target desiderato e di avere dei report esatti sulle reazioni del pubblico, utilizzando inoltre dei budget molto contenuti rispetto a quelli previsti per una campagna pubblicitaria tradizionale.

Ci sorge quindi un dubbio: che l’Italia non abbia ancora capito bene quali siano le potenzialità dei “nuovi” mezzi di comunicazione digitali? 

 

Per approfondire, qui potete trovare il testo completo del decreto legge.

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